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Buongiorno,

quest’oggi, nel nostro approfondimento settimanale, parliamo di #osteopatiapediatrica.

 

Spesso si sente parlare di neonati con disturbi del sonno, pianto frequente, otiti, reflusso. Le precedenti sono sintomatologie diffuse che spesso preoccupano i genitori. 

L’osteopatia, una volta che il pediatra ha accertato l’assenza di alterazioni strutturali, può intervenire per migliorare e risolvere diversi disturbi nel neonato. 

 

Quali sono i disturbi più diffusi in età pediatrica trattabili dall’osteopata?

 

  • PLAGIOCEFALIE E DISMORFISMI CRANICI POSIZIONALI

  • DISTURBO DI SUZIONE

  • REFLUSSO

  • COLICHETTE

  • DISTURBI DEL SONNO

  • TORCICOLLO

 

Non solo, l’#osteopatianeonatale gioca un importante ruolo anche COME MEDICINA PREVENTIVA. Infatti, può migliorare e anche evitare il formarsi di problematiche quali:

 

  • SCOLIOSI/IPERLORDOSI

  • PROBLEMI ODONTOIATRICI

  • DISTURBI VISIVI

  • RITMO SONNO-VEGLIA

 

Quali sono i principali campanelli d’allarme che comunicano ai genitori la presenza di disturbi nel neonato?

 

Innanzitutto il #pianto, è vero che il pianto è il principale mezzo di comunicazione che ha il bambino anche per richiedere attenzioni, come essere sfamato, cambiato e voler fare un sonnellino, ma un pianto persistente anche dopo aver soddisfatto tutti i bisogni di cui sopra potrebbe indicare che c’è qualcos’altro a dar fastidio al bambino. 

 

Il #movimento è un altro indicatore, un neonato che ha fastidio ad esempio al collo tenderà a mostrare irrequietezza e a muovere la testa nel tentativo di calmare la sensazione fastidiosa. 

 

Il #sonno. Capita spesso che un neonato, che soffre per un disturbo, non riesca ad addormentarsi facilmente oppure abbia dei risvegli notturni. 

 

La #suzione in grado di identificare e trattare con un approccio manuale delicato le eventuali alterazioni muscolo-scheletriche che predispongono ad una difficoltà nella suzione e a possibili disturbi funzionali di altri distretti, questi possono dipendere dal parto ma anche da posizione scorrette mantenute dal neonato durante la giornata. 

Infine altri fastidi che possono catturare l’attenzione dei genitori sono quelli relativi all’apparato gastroenterico. Il sistema digerente del neonato, è un sistema “prematuro” e proprio per questo motivo alcuni automatismi possono non essere completamente sviluppati come ad esempio il funzionamento della valvola che impedisce al cibo di ritornare nell’esofago.

 

L’ osteopatia pediatrica/neonatale è particolarmente indicata per importanti motivi, tra questi il fatto non prevede l’uso di farmaci e in tal senso non ha effetti collaterali. Possiamo definirla, inoltre,  una medicina preventiva e può limitare l’accentuarsi di disturbi, avvalendosi di un approccio causale e non sintomatico, guardando alla salute della persona, in questo caso del neonato e non alla malattia. Oltre a ciò, la manipolazione dolce, che caratterizza l’osteopatia neonatale,  è particolarmente indicata in questa fascia d’età. 

 

Prossimamente approfondiremo uno per uno i disturbi del neonato, nel frattempo se hai qualche dubbio o preoccupazione non esitare a contattarci durante la prima visita l’osteopata sarà in grado di individuare il problema e consigliare la strada da intraprendere per risolverlo, sempre dopo che siano state escluse dal pediatra problematiche strutturali. Con poche sedute, spesso, si riesce a recuperare l’equilibrio. 

 

📲Per prendere appuntamento è attivo il comodo servizio #WhatsApp, manda un messaggio al numero: 320 697 6872.

🏘Ci troviamo in Via Pietro Nenni 6 Marino ( puoi parcheggiare comodamente nei pressi del nostro centro)

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La sindrome dello stretto toracico è una problematica che riguarda la compressione dei vasi sanguigni e dei nervi della zona cervico-dorsale.

E’una malattia che si stima colpisca quasi l’8% della popolazione.

I sintomi principali di questo disturbo sono dolore e intorpidimento che può colpire la spalla, il braccio e alla mano. I sintomi sono comuni anche ad altre patologie e proprio per questo a volte risulta difficile diagnosticare con precisione la malattia. 

La causa principale è un conflitto neuro-vascolare all’interno dello stretto toracico ossia un “tunnel” anatomico che ha lo scopo di creare un passaggio tra torace, collo e arti superiori. Questo passaggio serve per l’arteria e la vena succlavia, il plesso brachiale e il dotto toracico.

 I sintomi sopradescritti possono derivare dall’occlusione di una o di tutte le strutture.

Esistono diversi tipi di sindrome dello stretto toracico:

Venosa: in questo caso la causa della sindrome è la compressione della vena succlavia, che corre sotto la clavicola. 

Vi sono dei segni specifici: il braccio coinvolto risulta pallido, polso debole o assente, freddo al tatto. In questo contesto i fastidi che vengono avvertiti sono: parestesia, formicolio, pesantezza ed indolenzimento del braccio, edema della mano e delle dita e distensione delle vene superficiali della spalla e del tronco.

Neurogena: qui il disturbo è provocato dalla compressione dei nervi che costituiscono il plesso brachiale. In questa forma la sindrome può provocare atrofia del muscolo del palmo della mano.

Arteriosa: questa tipologia è poco diffusa, si verifica quando vi è una compressione dell’arteria succlavia, che corre sotto la clavicola. I campanelli d’allarme che vengono riscontrati nelle persone che soffrono di questo disturbo sono:

- il cambio di colore della mano

-cianosi 

-assenza di polso 

-braccio freddo al tatto

Durante la prima valutazione l’osteopata eseguirà alcuni test di mobilità funzionali sul tratto cervicale, dorsale e lombare della colonna vertebrale inoltre valuterà la gabbia toracica ed eseguirà alcuni test neurologici e vascolari. 

Generalmente il trattamento prevede il riequilibrio della funzione e della mobilità della prima costa e del tratto cervico-dorsale. 

L’osteopata poi, valuterà l’intero assetto posturale del paziente, per ricercare disfunzioni osteopatiche in altri distretti anche lontani dallo

stretto toracico, ma che

possono influenzarlo. Fondamentale è anche la valutazione e il trattamento del sistema viscerale e vascolare. L’osteopata attraverso delle manipolazioni molto delicate è in grado di intervenire sulla mobilità e sulla motilità di alcuni organi che hanno un sistema di sostegno e sospensione che si inserisce a livello osseo, quindi, una disfunzione sulla mobilità, può determinare una disfunzione sulla meccanica ossea sia del tratto vertebrale sia del tratto toracico.   Con la correzione osteopatica, gli eventuali problemi biomeccanici e funzionali con le coste, con i muscoli ipertonici e con il sistema fasciale e viscerale vengono risolti, e così la causa alla base del disturbo allo stretto toracico può essere eliminata.

Il trattamento osteopatico interviene sulle articolazioni per ripristinare la mobilità, sul muscolo per ripristinare la lunghezza e sulla mobilità di nervi e vasi. 

Per aiutare a ripristinare la normale mobilità, si possono consigliare esercizi di stretching.

L’osteopata può dare alcuni consigli per aiutare a combattere la sindrome dello stretto toracico:

1- Diminuire la tensione della cintura di sicurezza all’altezza della spalla.

2- Cercare di riposarsi per evitare l’affaticamento.

3- I pazienti in sovrappeso possono migliorare con la perdita di peso. 

5- Le donne possono trarre vantaggio dall’utilizzo di un reggiseno senza spalline.

6- E’ consigliabile evitare il sollevamento di carichi pesanti, tirando o spingendo e sollevando.

7- Una respirazione rapida accompagnata da stress costante possono peggiorare i sintomi.

8- Evitare di eseguire lavori mantenendo l’estensione cervicale (guardando all’insù) oppure lavori con le braccia tenute in alto per troppo tempo. 

9- Evitare di portare borse o sacchetti sulla spalla colpita.

Se hai bisogno di una consulenza, non esitare a contattarci siamo pronti per accoglierti!🤗

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La Cervicobrachialgia.
Cos è?
Sintomatologia dolorosa che colpisce la cervicale, la spalla e tutto l’arto superiore fino alla mano, associata a uno o più dei seguenti segni:
 
  • Sensazione di formicolio
  • Perdita di forzA
  • Ipo o iperestesia
  • Ipo o ipereflessia
  • Riduzione del tono muscolare

A causa dell’interessamento di uno o più nervi del plesso brachiale, il quale origina a livello delle vertebre cervicali e si distribuisce su tutto l’arto superiore.

Perché  rivolgersi all’osteopata?


Perché l’osteopata andrà a ricercare, tramite un’accurata diagnosi differenziale e tests specifici, la causa dell’irritazione del nervo coinvolto, andando a valutare tutte le zone di passaggio potenzialmente perturbanti. Inoltre, oltre ad una valutazione muscolo scheletrica e fasciale, verificherà un eventuale coinvolgimento viscerale poiché un eccesso di afferenze viscerali, dovute ad una disfunzione o un’infiammazione di un viscere, saliranno tramite il nervo frenico , nervo che origina dalla quinta vertebra cervicale ed è responsabile dell’innervazione non solo del muscolo diaframma ma anche dell’innervazione sensitiva del peritoneo sottodiaframmatico, della capsula di Glisson ed alcuni legamenti del fegato, del legamento gastro-frenico e di milza e reni,  per trovare delle vie di derivazione con conseguente irritazione dei nervi del plesso brachiale e contrattura muscolare riflessa.

 

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Alzi la mano chi conosce precisamente la differenza tra Osteopata e Fisioterapista!

Continuate a leggere per esplorare le differenze e le similitudini tra le due discipline e per scoprire come ciascuna di queste può aiutarvi.

 

Cos'è l'osteopatia?

L'Osteopatia si concentra sulla diagnosi, il trattamento, la prevenzione dei disturbi somatici (attenzione si tratta di una diagnosi osteopatica ben diversa dalla diagnosi del medico, l’osteopata si occupa di disfunzioni osteopatiche e quindi non della malattia d’organo, egli lavora sul disturbo della mobilità di ciascun organo, quindi: osso, articolazione o viscere che sia).

L'Osteopatia esamina le disfunzioni strutturali (quindi meccaniche) fasciali, viscerali, cranio-sacrali del corpo e mira a ripristinare l'intero sistema in uno stato di equilibrio. I vantaggi includono: sollievo dal dolore e protezione contro future malattie e lesioni.

 

L'osteopatia si basa su 4 principi fondamentali:

 

Il corpo è un tutto

Il corpo ha la capacità di difendersi e di autoguarirsi

La struttura governa la funzione

La regola dell'arteria è suprema

 

Gli osteopati ritengono che gli squilibri fisici, le disfunzioni strutturali (tra cui ossa, muscoli, fascia, tendini e legamenti), le disfunzioni viscerali (viscero-somatiche che si ripercuotono sul corpo o somato-viscerali che dalla struttura si ripercuotono sul viscere) e cranio-sacrali, compromettano la capacità del corpo di mantenersi in uno stato di equilibrio. Per bilanciare la tua struttura corporea, un Osteopata segue i quattro principi chiave. Inoltre valuta attraverso un’anamnesi  ed un esame obiettivo la causa dei sintomi, che potrebbe anche trovarsi lontana rispetto al luogo della sintomatologia. Per fare questo esamina anche altri fattori tra cui la storia clinica del paziente e altre sintomatologie correlate che il paziente può riferire: problemi ambientali, di stile di vita, la storia familiare e i traumi passati. L’osteopatia considera il corpo come un tutt’uno, quindi ricercando la causa non vicino al dolore ma in tutto l’organismo.

 

Cosa comporta il trattamento osteopatico?

Il trattamento osteopatico agisce su tutto il corpo, aumentando la mobilità articolare, viscerale, neurale, fasciale, vascolare, migliorando l'apporto di sangue ai nervi e ai tessuti. Le tecniche utilizzate aiutano i meccanismi di guarigione del corpo, per ripristinare il pieno funzionamento di quest’ultimo. Gli Osteopati trattano tutti i tipi di pazienti: bambini, neonati, adulti,persone anziane, atleti, donne in gravidanza.

 

Qual è la differenza tra osteopatia e fisioterapia?

Il Fisioterapista si occupa della riabilitazione del paziente, in accordo con il Medico o con il Fisiatra o con l’Ortopedico o con il Neurologo, con l’obiettivo di concordare un piano terapeutico per trattare la zona con il dolore. Si occupa proprio della zona specifica dove il paziente lamenta un dolore, apportando tecniche articolari, muscolari e fasciali sull’articolazione, in più ha la possibilità di utilizzare dei macchinari per togliere dolore e infiammazione o per velocizzare un’ossificazione post-frattura.

Il Fisioterapista si può occupare anche della riabilitazione cardio-vascolare, quindi post-intervento chirurgico e della riabilitazione respiratoria per le patologie respiratorie più importanti, di solito, presso le cliniche dove sono presenti tutti le apparecchiature importanti per il caso. In più si occupa anche della riabilitazione neuro-motoria, quindi sia nei bambini (nelle paralisi cerebrali infantili) sia in situazioni di traumi, come per esempio accidenti vascolari come gli ictus, trauma cranico, patologie neurologiche importanti, si occupa di riabilitare e ridare un’ autonomia al paziente nelle attività motorie, quindi nelle varie articolazioni, nella deambulazione e nello stress cardio-respiratorio.

L’Osteopata invece non si occupa di riabilitazione, non può utilizzare macchinari, ma in primis si occupa di disfunzioni osteopatiche che sono diverse dalla pura lesione ortopedica. Le disfunzioni osteopatiche vengono cercate dall’Osteopata in vari tessuti: un nervo, un’arteria, un viscere, un’articolazione, dove viene persa la mobilità, perdita che si può ripercuotere anche lontano perchè si crea un fulcro, una tensione, per cui tutto il corpo si muove in maniera scorretta e ogni movimento diventa un microtrauma ripetuto. Risolvendo la disfunzione primaria autonomamente il corpo è in grado di autoguarirsi.

 

Per spiegare la differenza facciamo un esempio concreto:

 

Prendiamo il caso di una periartrite scapolo-omerale.

  • Il Fisioterapista farà la terapia sulla spalla, quindi farà una mobilizzazione passiva, una mobilizzazione attiva, farà dei pompage articolari, spesso userà dei macchinari che possono essere antalgici come la Tens, la Tecar per togliere l’infiammazione o ancora l’Ipertermia. Dopodichè rieduca il paziente nel recuperare l’apertura, quindi l’abduzione del braccio, l’elevazione e le rotazioni, interna ed esterna, per rieducarlo in tutta la mobilità.

  • L’Osteopata è possibile che le mani sulla spalla le metta solo alla fine della seduta, perchè quello che fa è valutare l’intero sistema corpo, per capire dove sono le disfunzioni e se il problema principale si trova, ad esempio, sul torace, anziché sulla spalla. E’ possibile che l’Osteopata dedichi tutto il tempo a sua disposizione per trattare una disfunzione che non è direttamente sulla spalla ma potrebbe essere una disfunzione viscerale, che si ripercuote su una irritazione di un nervo che va a determinare uno scorretto movimento della spalla, per cui ogni movimento diventa un trauma.

La Filosofia

 

Dal punto di vista della filosofia, gli osteopati lavorano considerando che il 'corpo è un tutto': tutti i sistemi del corpo sono interconnessi e ha un meccanismo di auto-guarigione. Al contrario, la fisioterapia è più strettamente allineata con la medicina tradizionale occidentale. Come abbiamo visto l'attenzione si concentra maggiormente sull'area problematica presentata e il trattamento è specifico per quell'area, piuttosto che per l'intero corpo.

 

Formazione

 

Anche la formazione per ogni professione differisce. Gli Osteopati hanno una formazione di 5 anni, fino a poco tempo fa erano 6, ed è compresa all’interno della formazione osteopatica anche il tirocinio.

I Fisioterapisti conseguono una laurea triennale alla quale può conseguire una specializzazione che serve per la dirigenza. Le aree di interesse includono l'allenamento muscoloscheletrico, neuromuscolare, cardiovascolare e respiratorio, patologie neurologiche, traumi.

 

Trattamento

 

Mentre il trattamento osteopatico è al 100% manuale, il Fisioterapista può utilizzare anche macchinari. Altre tecniche includono l'osservazione del movimento e l'elettroterapia. Il trattamento di fisioterapia si concentra sulla mobilizzazione del sito di lesione piuttosto che sull'approccio osteopatico all'intero corpo. Vi è inoltre una maggiore enfasi sulla gestione basata sull'esercizio, che viene ritenuta vitale nel processo di recupero. Fondamentale attività di fisioterapia è poi la Rieducazione Posturale, per l’allungamento delle catene muscolari.

 

Conclusioni

Nonostante le differenze filosofiche e di trattamento, l'obiettivo per entrambe le professioni è di alleviare la sintomatologia e aiutare il corpo a ripristinare un corretto equilibrio biodinamico. È importante ricordare anche che nessun professionista, Fisioterapista e Osteopata, fornirà mai esattamente lo stesso trattamento. E’ importante affidarsi a persone qualificate e con esperienza. Riguardo questo, si suggerisce di affidarsi a Fisioterapisti iscritti all’Albo dei Fisioterapisti, che è stato attualmente aperto, l’Albo di Scienze della Riabilitazione. Il Fisioterapista deve essere laureato in Fisioterapia, il laureato in Scienze Motorie si occupa di tutt’altra cosa, è solo il Fisioterapista che può trattare in recupero di un paziente con una prescrizione medica.

Per l’Osteopatia al momento non c’è un Albo, l’Osteopatia è stata da poco ufficializzata e dichiarata una professione sanitaria in Italia. L’unico modo per verificare la preparazione scolastica dell’Osteopata è fare riferimento a delle Associazioni presenti in Italia come il ROI Registro Osteopati Italiano, ne esistono anche altre che assicurano una preparazione scolastica dei vecchi 6 anni e attuali 5 anni con la medesima preparazione didattica.  

 

Le due professioni si completano.

L’Osteopata fornisce un trattamento specifico per individuare la disfunzione primaria, il Fisioterapista offre un'eccellente riabilitazione per trattare gli effetti secondari sulla postura, sul dolore, per trattare dopo un infortunio o un intervento chirurgico.


Se stai soffrendo per un infortunio o per un dolore cronico, ti consigliamo di effettuare  una valutazione valutazione generale, di tipo osteopatico/fisioterapico presso il nostro studio Fisiopoint, nel quale sarai seguito da entrambe le figure professionali.

QUALe LA DIFFERENZA tra osteopatia e fisioterapia

Scoliosi

La scoliosi è una patologia deformante a livello della colonna vertebrale, che causa una deviazione laterale della linea mediana del corpo. La patologia scoliotica, a differenza dell’atteggiamento scoliotico, è una situazione strutturata e di difficile correzione da parte del paziente.

La scoliosi infatti, oltre ad una deviazione laterale della colonna vertebrale è caratterizzata da una rotazione a carico dei singoli distretti vertebrali, che, durante la flessione anteriore del tronco causano la comparsa del caratteristico “gibbo” dal lato della convessità. La scoliosi ha inoltre un carattere evolutivo nel tempo, peculiarità che si accentua ulteriormente nei casi ad insorgenza giovanile (la maggior parte dei casi). Importante è quindi una diagnosi precoce attraverso una visita ortopedica ed un esame obiettivo posturale per eseguire una diagnosi differenziale tra un atteggiamento scoliotico e una scoliosi vera e propria e impostare il prima possibile un piano di trattamento fisioterapico/ortopedico.

Nei casi di scoliosi conclamata fino ai 25-30˚ può essere consigliata la terapia conservativa con Rieducazione Posturale Globale eventualmente abbinata all’utilizzo del bustino già a partire dall’età scolare, dato il carattere evolutivo della scoliosi.
La terapia con Rieducazione Posturale Globale prevede la graduale messa in tensione delle componenti
muscolari principalmente responsabili della deformità su un lettino rigido correttivo attraverso trazioni
manuali del terapista che richiede al paziente una successiva correzione attiva durante la seduta. Una
seduta ha una durata media di 50-60 minuti a seconda dei singoli casi. Le posture possono essere eseguite direttamente sul lettino, da seduti o in piedi, quindi con il pieno carico corporeo.

In base alla singola valutazione il fisiorerapista posturologo sceglierà le posture più adatte al paziente che può intraprendere il percorso di trattamento fin dall’età evolutiva, dato che nella fase di accrescimento sono ancora maggiori le possibilità di correzione. In base all’età e alla gravità della deformità viene impostato un piano di trattamento che prevede una seduta settimanale o ogni due settimane. Ad esempio in prossimità del picco di crescita (in genere un anno prima dello sviluppo) il numero di sedute aumenta per maggiore potenzialità di peggiorameto che acquisisce la scoliosi.
È dunque opportuno per tutti i bambini che presentino degli attegiamenti posturali non idonei eseguire una valutazione ortopedica e fisioterapica/posturologica/osteopatica fina dai 6/7 anni in relazione alla crescita del bambino.
Presso il Fisiopoint organizziamo una valutazione integrata con il medico ortopedico e con il
fisioterapista/osteopata e nel caso di necessità sono presenti tre fisioterapisti specializzati nel metodo di
Rieducazione Posturale Globale disponibili per i trattamenti del paziente.

QUALe LA DIFFERENZA

Nel mondo del lavoro moderno molti di noi trascorrono intere giornate seduti davanti al computer. Tuttavia, il corpo umano non è stato progettato per questo stile di vita sedentario e si potrebbero creare delle piccole contratture e dolori per la mancanza di movimento. Anche se sei attivo al di fuori del lavoro, lo stare seduto ad una scrivania in una posizione inadeguata può provocare fastidi ma anche problematiche più gravi.

Alcuni problemi comuni che potrebbero essere correlati alla tua postura includono:

Dolore cervicale e rigidità

Mal di testa

Intorpidimento o formicolio alle braccia e alle mani

Dolore alla spalla

Rigidità della parte superiore della colonna vertebrale

Lombalgia

Sciatalgia

 

Di seguito alcuni consigli utili su come dovresti sederti davanti al computer:

  • Assicurati di avere una buona sedia comoda e regolata correttamente. Idealmente dovresti essere seduto nella parte posteriore della sedia in modo da appoggiarti allo schienale. Potrebbe essere necessario regolare il supporto lombare o aggiungere un asciugamano arrotolato o un piccolo cuscino dietro la colonna lombare, per sostenere la curva naturale della colonna vertebrale.
  • Siediti con entrambi i piedi distesi sul pavimento e le ginocchia piegate a circa 90 gradi. Regola di conseguenza l'altezza della sedia o aggiungi uno sgabello sotto i piedi se non riesci a toccare il suolo. E’ sconsigliato poggiare i piedi sotto la sedia.
  • Regola il monitor del tuo computer in modo che lo schermo sia all'altezza degli occhi. La tastiera dovrebbe stare ad un'altezza comoda in modo che i gomiti siano piegati a circa 90 gradi. A computer spento dovresti vedere la tua immagine riflessa, i tuoi occhi dovrebbero trovarsi poco sopra la metà dello schermo del computer. Non dovresti guardare in basso o sforzarti per vedere il tuo computer. Per fare ciò puoi mettere un libro sotto per sollevare il pc. Coloro che utilizzano il computer portatile possono semplicemente spostarlo in avanti, in modo da rilassare le braccia e sollevare la testa per guardare lo schermo.

 

Alcune abitudini comuni da EVITARE:

  • Ginocchia incrociate. Sedendosi in questa posizione si torcono il bacino e la colonna lombare, mettendo a dura prova muscoli, articolazioni e legamenti. Anche se ci si sente bene temporaneamente, probabilmente ti troverai a dover cambiare posizione continuamente perchè il tuo corpo non si trova in una posizione neutrale.
  • Sedersi sulla parte anteriore della sedia. I muscoli posturali si affaticheranno rapidamente e finirai per sentirti dolorante. La colonna vertebrale dovrebbe essere lunga e sostenuta, ma non rigida.
  • È importante rimanere attivi durante il giorno e interrompere lunghi periodi seduti in una posizione.

Ecco alcune idee per tenerti in forma durante il giorno:

  • Impostare un allarme per alzarsi e spostarsi ogni 20-30 minuti. Questo potrebbe essere semplice come fare una rapida passeggiata in ufficio, una pausa bagno o andare a prendere un po 'd'acqua. Ci sono molti semplici movimenti e allungamenti che puoi fare mentre lavori per mantenere in forma il tuo corpo. Prova a muovere la colonna cervicale, ruotando la testa a destra e sinistra e inclinandola. Fai roteare le spalle all'indietro, stringendo le scapole, allungando le gambe davanti a te e muovendo i piedi e le caviglie.

 

Speriamo che questi suggerimenti siano stati utili e ti abbiano dato idee che potrai integrare nella tua vita quotidiana. Non esitare a chiamarci e fissare un appuntamento. Una valutazione approfondita con uno dei nostri fisioterapisti, ti aiuterà a soddisfare le tue esigenze specifiche.

Our little one is turning one

La Tecarterapia, nota anche come Tecar, è un trattamento elettromedicale, che permette un più veloce recupero da traumi e patologie infiammatorie dell'apparato muscolo-scheletrico. Diffusissima in ambito fisioterapico e riabilitativo, prevede l'utilizzo di un dispositivo basato sul principio fisico del condensatore che genera calore all'interno del distretto corporeo trattato.

 

Funzionamento:

 

La Tecarterapia è una forma di terapia termica endogena, il che si riferisce alla produzione di calore che avviene dall’interno del corpo (calore endogeno).

Nel nostro caso gli elementi del macchinario sono:

  1. Le due armature del condensatore: la piastra mobile, con cui il terapista massaggia l'area anatomica dolente o infiammata, e la piastra fissa (detta piastra di ritorno), che viene applicata sulla parte di cute opposta a quella da trattare.
  2. Il materiale isolante è l'area anatomica da curare, comprensiva di tutti i suoi tessuti ed elettroliti. Gli elettroliti sono sostanze che, in soluzione, presentano una determinata carica elettrica. Nei tessuti biologici, importanti elettroliti sono, per esempio, il sodio, il potassio, il calcio, il magnesio ecc.
  3. Il generatore elettrico dato dalla macchina a cui sono collegate le due piastre e che il terapista regola in base alle necessità.

La differenza di potenzialecreata tra le due piastre dal generatore muove gli elettroliti presenti all'interno dei tessutigenerando calore endogeno.

Il dispositivo Tecar può lavorare in due modalità: la modalità capacitiva e la modalità resistiva.

La modalità capacitiva è indicata per il trattamento di problematiche a livello dei tessuti molli, con una bassa resistenza alla corrente, come i muscoli, la cute, il tessuto connettivale, i vasi sanguigni e i vasi linfatici.

La modalità resistiva, invece, è ideale per il trattamento di danni a livello di tessuti con un'alta resistenza al passaggio di corrente, come le ossa, le articolazioni, i tendini, i legamenti, le cartilagini ecc.

Risulta quindi piuttosto chiaro che la scelta della modalità di utilizzo della Tecar dipendeesclusivamente dal tipo di tessuto biologico su cui bisogna agire.

Nella modalità capacitiva, l'impiego di una piastra mobile isolata permette di agire specificatamente sui tessuti molli.

Viceversa, nella modalità resistiva, è l'uso di una piastra mobile non isolata che consente di agire a livello dei tessuti con un'alta resistenza alla corrente.

 

Gli effetti biologici prodotti dalla Tecarterapia sono tre e consistono in:

Incremento del microcircolo

Vasodilatazione

Incremento della temperatura interna

 

Il raggiungimento di tali effetti dipende dalla quantità di energia (livello energetico) che il dispositivo trasferisce alle piastre. Infatti, per ottenere un incremento del microcircolo, il terapista deve impostare lo strumento a un basso livello energetico (atermia); per ottenere la vasodilatazione, deve lavorare a un livello energetico intermedio (medio-termia); infine, per ottenere un incremento della temperatura interna, deve regolare il dispositivo in maniera tale che eroghi un alto livello energetico (ipertermia).

In sostanza, quindi, i livelli energetici sono tre e a ciascuno di essi è associato un effetto biologico diverso.

 

Indicazioni:

 

  • Patologie muscolari

Contratture

Stiramenti o strappi

Contusioni

Edema

 

  • Patologie dolorose della colonna

Lombalgie

Dorsalgie

Cervicalgie

 

  • Patologie della spalla

Tendinite e tenosinovite

Tendinopatie inserzionali

Capsulite adesiva

 

  • Patologie del gomito

Epicondilite

Epitrocleite

 

  • Patologie del polso e della mano

Tendiniti e tenosinoviti

Rizoartrosi

 

  • Patologie dell'anca

Coxartrosi

Borsite

Pubalgia

 

  • Patologie del ginocchio

Condropatia rotulea

Gonartrosi

Esiti di lesioni traumatiche dei legamenti crociati anteriore e posteriore

Distorsioni

 

  • Patologie della caviglia e del piede

Esiti di fratture

Distorsioni

Fascite plantare

Tendinite achillea

 

  • Riabilitazione post-chirurgica

 

 

Articolazione temporo-mandibolare e postura

 

L’articolazione temporo-mandibolare, con i vari squilibri a cui può andare incontro può essere responsabile di alcune disfunzioni posturali. Nella “prima classe”, in cui si ha un corretto mantenimento dei rapporti occlusali tra l’osso mascellare e la mandibola determinerà una corretta postura, mentre le altre due classi potranno più facilmente creare disfunzioni del sistema muscoloscheletrico. Nella “seconda clae”, la posteriorizzazione della mandibola, è associata di frequente una anteriorizzazione della parte superiore del corpo, nello specifico di collo e spalle ed una conseguente ipercifosi. Nella “terza classe”, la mandibola anteriorizzata, è spesso associata ad una postura della parte superiore del corpo posteriorizzata, con dorso piatto e verticalizzazione della curva cervicale.

 

Nel caso in cui, invece, ci fosse uno squilibrio tra i due lati della mandibola, ci troveremo di fronte ad una deviazione della mandibola, con conseguente rotazione del capo dallo stesso lato della deviazione mandibolare. Ciò comporta uno squilibrio tensionale che si distribuisce a livello delle scapole e potrebbe determinare una elevazione di una delle spalle rispetto alla controlaterale. Questo è il motivo principale per cui in uno slivellamento dell’allineamento delle spalle può essere d’aiuto verificare che il timing d’apertura della mandibola sia sincrono tra i due lati.

 

Il fisioterapista posturolo determinerà, attraverso test posturologici le afferenze provenienti dalla articolazione temporo mandibolare e, qualora venissero riscontrate associerà esercizi di respirazione e detensionamento contemporaneo della bocca e della postura.

 

In questi casi è sempre opportuno eseguire una valutazione e trattamento osteopatico per eliminare le “tensioni” del pavimento della bocca, dell’articolazione temporo-mandibolare, cranio sacrali e cervicali.

 

Posizione normale della mandibola

Gli occhi hanno dei muscoli che si inseriscono su di essi e che consentono di avere un buon orientamento del nostro campo visivo. Questi muscoli hanno una importante correlazione, dal punto di vista funzionale, con la muscolatura del collo. Ciò può essere sperimentato quando seguiamo con lo sguardo un oggetto in movimento: in maniera “automatica” il capo ruota per mantenere lo sguardo fisso sull'oggetto di nostro interesse. Come spesso accade, una disfunzione presente in un distretto può causare una disfunzione in un altro. Infatti una disfunzione del sistema oculomotorio può essere la causa primaria di un vecchio dolore al collo che non accenna a diminuire. Perciò una valutazione non indirizzata soltanto al sintomo ma ai distretti che possono essere coinvolti può già indirizzare la nostra attenzione e quindi la seduta verso alcune strutture. È quindi questo uno dei casi in cui non è utile focalizzarsi sulla sede del sintomo riferita dal paziente, ma analizzare la sua attività lavorativa (ad esempio per chi svolge un lavoro prolungato al computer che può sovraccaricare la vista) o i suoi hobby (attività di precisione, che richiedono quindi un importante reclutamento della vista).

Qualora il terapista si accorgesse di una precisa correlazione del sistema oculo-,motorio ed una sintomatologia recidivante nel tratto cranio-cervicale indirizzerà il trattamento verso specifici esercizi dei muscoli oculari associati alla rieducazione posturale.

In questi casi è inoltre spesso opportuno effettuare una valutazione oculistica ed osteopatica per trattare la vera disfunzione primaria in associazione alla sintomatologia posturale secondaria.

IPERCIFOSI 1

I muscoli posteriori della coscia (più comunemente conosciuti come flessori) hanno un'importante connessione con l'orientamento del bacino. In stazione eretta, possono distribuire tensioni sul distretto pelvico, portandolo in retroversione modificando di conseguenza la normale lordosi lombare. Questo può divenire causa di disturbi muscoloscheletrici tra i quali lombalgie o sciatalgie; quest’ultime sono spesso la conseguenza di una tensione lombare. Anatomicamente la correlazione è data dalla presenza di alcune fibre dei muscoli posteriori della coscia che non si inseriscono direttamente sulle salienze ossee ma proseguono verso la muscolatura para-vertebrale attraverso la tensione sui legamenti sacro-tuberosi e distribuiscono le tensioni anche alla muscolatura del rachide. E’ quindi molto importante un esame obiettivo e una valutazione da parte del posturologo per analizzare i sintomi e indirizzare il trattamento verso una determinata struttura Perciò una attenta valutazione e analisi dei sintomi può già indirizzare la nostra attenzione e quindi la seduta verso una determinata struttura. Come spesso accade non bisogna focalizzarsi sulla sede del sintomo riferita dal paziente, ma analizzare la sua attività lavorativa, le sue abitudini, tenendo in considerazione l'individuo nella sua globalità e complessità e non solo in base ai sintomi riferitici.

Presso il Fisiopoint è presente un servizio di Rieducazione Posturale Globale altamente specializzato sia per problemi morfologici sia per sintomatologie quali: parestesie, dolore etc. Qualora il Posturologo abbia bisogno di una consulenza osteopatica e quindi valutare la lombalgia in un contesto ancora più ampio per esempio prendendo il considerazione il quadro viscerale, fasciale, cranio-sacrale, strutturale, è possibile la consulenza osteopatica presso il centro Fisiopoint.

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