Questo sito utilizza i cookie per gestire l'autenticazione, la navigazione e altre funzioni. Utilizzando il nostro sito Web, accetti che possiamo collocare questi tipi di cookies sul tuo dispositivo.

Visualizzare i documenti sulla direttiva e-Privacy

Hai negato che cookies siano registrati sul tuo computer. La decisione puo' essere modificata.

Hai autorizzato che cookies siano registrati sul tuo computer. La decisione puo' essere modificata.

La Tecarterapia, nota anche come Tecar, è un trattamento elettromedicale, che permette un più veloce recupero da traumi e patologie infiammatorie dell'apparato muscolo-scheletrico. Diffusissima in ambito fisioterapico e riabilitativo, prevede l'utilizzo di un dispositivo basato sul principio fisico del condensatore che genera calore all'interno del distretto corporeo trattato.

 

Funzionamento:

 

La Tecarterapia è una forma di terapia termica endogena, il che si riferisce alla produzione di calore che avviene dall’interno del corpo (calore endogeno).

Nel nostro caso gli elementi del macchinario sono:

  1. Le due armature del condensatore: la piastra mobile, con cui il terapista massaggia l'area anatomica dolente o infiammata, e la piastra fissa (detta piastra di ritorno), che viene applicata sulla parte di cute opposta a quella da trattare.
  2. Il materiale isolante è l'area anatomica da curare, comprensiva di tutti i suoi tessuti ed elettroliti. Gli elettroliti sono sostanze che, in soluzione, presentano una determinata carica elettrica. Nei tessuti biologici, importanti elettroliti sono, per esempio, il sodio, il potassio, il calcio, il magnesio ecc.
  3. Il generatore elettrico dato dalla macchina a cui sono collegate le due piastre e che il terapista regola in base alle necessità.

La differenza di potenzialecreata tra le due piastre dal generatore muove gli elettroliti presenti all'interno dei tessutigenerando calore endogeno.

Il dispositivo Tecar può lavorare in due modalità: la modalità capacitiva e la modalità resistiva.

La modalità capacitiva è indicata per il trattamento di problematiche a livello dei tessuti molli, con una bassa resistenza alla corrente, come i muscoli, la cute, il tessuto connettivale, i vasi sanguigni e i vasi linfatici.

La modalità resistiva, invece, è ideale per il trattamento di danni a livello di tessuti con un'alta resistenza al passaggio di corrente, come le ossa, le articolazioni, i tendini, i legamenti, le cartilagini ecc.

Risulta quindi piuttosto chiaro che la scelta della modalità di utilizzo della Tecar dipendeesclusivamente dal tipo di tessuto biologico su cui bisogna agire.

Nella modalità capacitiva, l'impiego di una piastra mobile isolata permette di agire specificatamente sui tessuti molli.

Viceversa, nella modalità resistiva, è l'uso di una piastra mobile non isolata che consente di agire a livello dei tessuti con un'alta resistenza alla corrente.

 

Gli effetti biologici prodotti dalla Tecarterapia sono tre e consistono in:

Incremento del microcircolo

Vasodilatazione

Incremento della temperatura interna

 

Il raggiungimento di tali effetti dipende dalla quantità di energia (livello energetico) che il dispositivo trasferisce alle piastre. Infatti, per ottenere un incremento del microcircolo, il terapista deve impostare lo strumento a un basso livello energetico (atermia); per ottenere la vasodilatazione, deve lavorare a un livello energetico intermedio (medio-termia); infine, per ottenere un incremento della temperatura interna, deve regolare il dispositivo in maniera tale che eroghi un alto livello energetico (ipertermia).

In sostanza, quindi, i livelli energetici sono tre e a ciascuno di essi è associato un effetto biologico diverso.

 

Indicazioni:

 

  • Patologie muscolari

Contratture

Stiramenti o strappi

Contusioni

Edema

 

  • Patologie dolorose della colonna

Lombalgie

Dorsalgie

Cervicalgie

 

  • Patologie della spalla

Tendinite e tenosinovite

Tendinopatie inserzionali

Capsulite adesiva

 

  • Patologie del gomito

Epicondilite

Epitrocleite

 

  • Patologie del polso e della mano

Tendiniti e tenosinoviti

Rizoartrosi

 

  • Patologie dell'anca

Coxartrosi

Borsite

Pubalgia

 

  • Patologie del ginocchio

Condropatia rotulea

Gonartrosi

Esiti di lesioni traumatiche dei legamenti crociati anteriore e posteriore

Distorsioni

 

  • Patologie della caviglia e del piede

Esiti di fratture

Distorsioni

Fascite plantare

Tendinite achillea

 

  • Riabilitazione post-chirurgica

 

Articolazione temporo-mandibolare e postura

 

L’articolazione temporo-mandibolare, con i vari squilibri a cui può andare incontro può essere responsabile di alcune disfunzioni posturali. Nella “prima classe”, in cui si ha un corretto mantenimento dei rapporti occlusali tra l’osso mascellare e la mandibola determinerà una corretta postura, mentre le altre due classi potranno più facilmente creare disfunzioni del sistema muscoloscheletrico. Nella “seconda clae”, la posteriorizzazione della mandibola, è associata di frequente una anteriorizzazione della parte superiore del corpo, nello specifico di collo e spalle ed una conseguente ipercifosi. Nella “terza classe”, la mandibola anteriorizzata, è spesso associata ad una postura della parte superiore del corpo posteriorizzata, con dorso piatto e verticalizzazione della curva cervicale.

 

Nel caso in cui, invece, ci fosse uno squilibrio tra i due lati della mandibola, ci troveremo di fronte ad una deviazione della mandibola, con conseguente rotazione del capo dallo stesso lato della deviazione mandibolare. Ciò comporta uno squilibrio tensionale che si distribuisce a livello delle scapole e potrebbe determinare una elevazione di una delle spalle rispetto alla controlaterale. Questo è il motivo principale per cui in uno slivellamento dell’allineamento delle spalle può essere d’aiuto verificare che il timing d’apertura della mandibola sia sincrono tra i due lati.

 

Il fisioterapista posturolo determinerà, attraverso test posturologici le afferenze provenienti dalla articolazione temporo mandibolare e, qualora venissero riscontrate associerà esercizi di respirazione e detensionamento contemporaneo della bocca e della postura.

 

In questi casi è sempre opportuno eseguire una valutazione e trattamento osteopatico per eliminare le “tensioni” del pavimento della bocca, dell’articolazione temporo-mandibolare, cranio sacrali e cervicali.

 

Posizione normale della mandibola

Gli occhi hanno dei muscoli che si inseriscono su di essi e che consentono di avere un buon orientamento del nostro campo visivo. Questi muscoli hanno una importante correlazione, dal punto di vista funzionale, con la muscolatura del collo. Ciò può essere sperimentato quando seguiamo con lo sguardo un oggetto in movimento: in maniera “automatica” il capo ruota per mantenere lo sguardo fisso sull'oggetto di nostro interesse. Come spesso accade, una disfunzione presente in un distretto può causare una disfunzione in un altro. Infatti una disfunzione del sistema oculomotorio può essere la causa primaria di un vecchio dolore al collo che non accenna a diminuire. Perciò una valutazione non indirizzata soltanto al sintomo ma ai distretti che possono essere coinvolti può già indirizzare la nostra attenzione e quindi la seduta verso alcune strutture. È quindi questo uno dei casi in cui non è utile focalizzarsi sulla sede del sintomo riferita dal paziente, ma analizzare la sua attività lavorativa (ad esempio per chi svolge un lavoro prolungato al computer che può sovraccaricare la vista) o i suoi hobby (attività di precisione, che richiedono quindi un importante reclutamento della vista).

Qualora il terapista si accorgesse di una precisa correlazione del sistema oculo-,motorio ed una sintomatologia recidivante nel tratto cranio-cervicale indirizzerà il trattamento verso specifici esercizi dei muscoli oculari associati alla rieducazione posturale.

In questi casi è inoltre spesso opportuno effettuare una valutazione oculistica ed osteopatica per trattare la vera disfunzione primaria in associazione alla sintomatologia posturale secondaria.

IPERCIFOSI 1

I muscoli posteriori della coscia (più comunemente conosciuti come flessori) hanno un'importante connessione con l'orientamento del bacino. In stazione eretta, possono distribuire tensioni sul distretto pelvico, portandolo in retroversione modificando di conseguenza la normale lordosi lombare. Questo può divenire causa di disturbi muscoloscheletrici tra i quali lombalgie o sciatalgie; quest’ultime sono spesso la conseguenza di una tensione lombare. Anatomicamente la correlazione è data dalla presenza di alcune fibre dei muscoli posteriori della coscia che non si inseriscono direttamente sulle salienze ossee ma proseguono verso la muscolatura para-vertebrale attraverso la tensione sui legamenti sacro-tuberosi e distribuiscono le tensioni anche alla muscolatura del rachide. E’ quindi molto importante un esame obiettivo e una valutazione da parte del posturologo per analizzare i sintomi e indirizzare il trattamento verso una determinata struttura Perciò una attenta valutazione e analisi dei sintomi può già indirizzare la nostra attenzione e quindi la seduta verso una determinata struttura. Come spesso accade non bisogna focalizzarsi sulla sede del sintomo riferita dal paziente, ma analizzare la sua attività lavorativa, le sue abitudini, tenendo in considerazione l'individuo nella sua globalità e complessità e non solo in base ai sintomi riferitici.

Presso il Fisiopoint è presente un servizio di Rieducazione Posturale Globale altamente specializzato sia per problemi morfologici sia per sintomatologie quali: parestesie, dolore etc. Qualora il Posturologo abbia bisogno di una consulenza osteopatica e quindi valutare la lombalgia in un contesto ancora più ampio per esempio prendendo il considerazione il quadro viscerale, fasciale, cranio-sacrale, strutturale, è possibile la consulenza osteopatica presso il centro Fisiopoint.

Schermata 2018 12 14 alle 13.45.30

Ragionamento clinico nella rieducazione posturale globale

 

Articolazione temporo-mandibolare e mal di testa

L’articolazione temporo-mandibolare, ossia quella che connette la mandibola al resto del cranio è un’articolazione che può essere coinvolta, o in alcuni casi essere la principale responsabile di cefalea.

A causa delle sue connessioni con molti muscoli che si inseriscono sul cranio una sua disfunzione può determinare uno squilibrio tensionale sulla componente muscolare e connettivale, determinando un’alterazione degli equilibri di forze muscolari. Tale alterazione può quindi determinare una maggiore tensione delle strutture circostanti il cranio, scatenando il sintomo della cefalea. Altra possibile spiegazione è invece quella che coinvolge i muscoli suboccipitali (piccoli muscoli nella regione posteriore del collo fra le cui fibre decorre il nervo di Arnold), che hanno un forte rapporto di sinergia con la muscolatura masticatoria, fungendo da stabilizzatori del capo durante la masticazione. In tal modo risulta quindi facilmente comprensibile come una alterazione dell’equilibrio della muscolatura che comanda tale articolazione possa determinare una eccessiva tensione nei muscoli suboccipitali, determinando quindi una compressione al livello del nervo di Arnold, che può scatenare delle cefalee che si irradiano dalla regione posteriore del cranio verso l’alto e in avanti, e in alcuni casi possono raggiungere anche la regione dell’occhio.

FISIOPOINT

 

Presso il Fisiopoint il fisioterapista, specializzato nella Rieducazione Posturale Globale, prende in carico il paziente che soffre di cefalea trattandolo nella sua globalità e in relazione a tutta la postura. Se il paziente necessita di una valutazione osteopatica, presso il nostro centro è presente anche un osteopata.

In alcuni casi PUò non essere un problema soltanto muscolare, ma può coinvolgere anche altri settori di pertinenza osteopatica quali: Viscerale, Craniale, Strutturale e Fasciale.

Un vecchio infortunio ad una spalla può essere causa di dolore alla colonna lombare, anche a distanza di anni.

Spesso questo accade per una prolungata immobilità oppure un lieve deficit della mobilità.

In questi casi, non avendo più a nostra disposizione la completa articolarità della spalla, per raggiungere oggetti disposti in alto ad esempio, il nostro corpo metterà in atto dei meccanismi di compenso in maniera del tutto automatica.

Questi meccanismi portano ad un progressivo sovraccarico della muscolatura e delle strutture capsulo-legamentose della colonna vertebrale per compensare la riduzione del range di movimento della spalla. Per tale motivo in caso di dolori lombari non va mai trascurata la possibilità che un vecchio trauma alla spalla possa essere la causa primaria del problema attuale, dato che tale connessione ha anche un riscontro anatomico ben preciso: la fascia toracolombare. Questa è una struttura di tessuto connettivo denso, che tra le altre strutture mette in comunicazione, per ciò che ci riguarda in questa sede, gli arti superiori con la colonna vertebrale lombare, agendo quindi da ponte diretto che trasmette vicendevolmente le forze tra queste due strutture.

spalla e lombalgia

Il diaframma, principale muscolo respiratorio, è uno dei muscoli con cui più frequentemente ci troviamo ad interfacciarci nei casi di dolori muscoloscheletrici. Questo per via della sua complessità anatomica, dato che a causa della sua posizione centrale nel nostro corpo prende rapporti con una grandissima quantità di muscoli, vasi, nervi e legamenti. Nello specifico oggi parliamo della sua correlazione con la lombalgia.

more info
L'ipercifosi è un'alterazione posturale comune ai giorni nostri.
Sapevate che le problematiche di postura possono determinare conseguenze al livello respiratorioā¯“ 
more info

CENNI STORICI - Il noto osteopata americano degli anni Cinquanta Dr. Lawrence H. Jones è il fondatore del metodo Strain Counterstrain, un approccio innovativo per il trattamento dei disordini muscolo-scheletrici.

more info

Cenni di anatomia. Ci sono svariate ragioni per le quali una persona può sviluppare dolore alla spalla, che può durare pochi giorni o diversi anni e presentare gradi di severità differenti.

more info
Back to top